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The MARS PATHFINDER
...whatever happens on mars.. WE KNOW IT!
FANFICTION - Vodka, Martini and McDonalds 
17th-Apr-2008 10:04 pm
30poststomarsjournal

(ITALIAN ONLY)

Titolo: Vodka Martini & McDonalds
Pairing: Shannon/Tomo
Rating: NC13
Autore: heles_allgood - apokolokyntosis
Beta: apokolokyntosisheles_allgood
Trama: …quando Shannon ha fame ci sono poche cose che abbiano la capacità di distrarlo…

Note: Non conosciamo personalmente i personaggi coinvolti e non vogliamo insinuare niente sulle loro preferenze sessuali. Tutto quello che segue è solo fiction. Il tono ironico è voluto.

***
La nostra giovane coppietta sta passando una tranquilla, e quindi piuttosto noiosa, serata in casa. La cosa più esaltante di tutte si è rivelata essere la proiezione del film “Moulin Rouge” con quello stinco di agnello (rendiamo grazie alla mamma) che è Ewan McGregor in seconda serata. Il problema sta tutto nel: come facciamo a far arrivare mezzanotte senza sbranarci a vicenda e senza frantumarci le noccioline per la noia?
- Partita a carte, Shan?
- Con te? Vorrai scherzare… se voglio vederti nudo non mi metto di certo a giocare a strip poker…
- Ah ah. Davvero divertente. Da ammazzarsi dalle risate.
Silenzio, movimentato solo dal monotono tic tic dei tasti del telecomando.
Talk show, talk show, talk show, pubblicità, talk show, pubblicità, pubblicità, reality.
- Comodo avere la tv via cavo. 900 canali e ce ne fosse uno decente… - si lamenta Shannon sull’orlo della disperazione.
Un importante dato di fatto è che tutti gli individui, per proteggersi e mantenersi in vita, quando si trovano in difficoltà o in situazioni di grave pericolo fanno scattare antichi meccanismi difensivi, ereditati della loro ancestrale vita nelle caverne. Questo meccanismo si chiama “istinto di sopravvivenza” ed è ciò che ci permette, il più delle volte, di arrivare non proprio salvi, ma quanto meno ancora integri e con una parte delle nostre capacità neurali, alla fine della giornata. Funziona per tutti: scrittori squattrinati, gente comune, pasticceri, parcheggiatori, assistenti personali, carpentieri. Funziona anche per le rockstar.
*BLEEEEEEEEEEUURPPPPP*
Gli occhi spalancati per lo stupore, Tomo si gira verso Shannon, osservandolo allibito.
Shannon, facendo finta che nulla sia accaduto, continua a guardare la tv e a fare zapping col pollice ormai incandescente. Sentendosi vagamente osservato, decide che forse è il caso di dire qualcosa.
- Gorgeous croatian are you angry?- chiede con nonchalance.
- No, perchè?
- Boh… mi pareva…
- Ehm, guarda che quello… era il TUO stomaco…
- Ah.
- Mangiato?
Una domanda di siffatto genere posta a Shannon Leto equivale al chiedere a Colin Farrell di smettere di bere e fumare nello stesso momento. Palesemente inutile… ed anche molto rischioso.
Nonostante ciò, Tomo decide comunque di sfidare la sorte: o quello, o il fastidioso ticchettio del telecomando accompagnato dagli improperi del padrone. E per quanto sia divertente ascoltare Shannon incazzato che prende a insulti la televisione e all’incirca tutti quelli che ci lavorano - eccezion fatta per le ballerine, verso le quali le insolenze sono principalmente rivolte alle scollature “troppo coprenti” -  qualunque cosa, se ripetuta senza sosta per due ore consecutive, rischia dopo un po’ di perdere il suo fascino.
- Beh… si… si... un paio di bistecche al sangue, insalata con prosciutto, mais e pomodorini, e una fetta di dolce...
Nonostante Tomo sia abituato alle faraoniche cene del compagno (più di una volta al supermercato ha affermato convinto di far spesa per una festa di venti invitati, e non solo per la cena) ancora si stupisce di come faccia a mangiare tanto e avere sempre fame.
Shannon, dal canto suo, è mollemente insaccato nel divano, con i piedi ben poggiati sul puff di fronte a lui, il telecomando in una mano, un’ espressione di profonda noia dipinta sul volto. Quando all’improvviso c’è l’illuminazione.
- CAZZO!!
L’urlo cavernicolo e l’improvviso scatto in avanti terrorizzano Tomo al punto di farlo saltare sul divano.
- Cosa?- chiede rannicchiato in un angolo.
- Non ho mangiato la frutta! Magari mi sparo un paio di mandarini… AHIA! Ma sei impazzito?
- Un casino del genere per un paio di mandarini? Giusto uno scappellotto sulla nuca ti meritavi… - sospira Tomo, rassegnato, strappandogli il telecomando dalle mani.
Ancora massaggiandosi la nuca, Shan guarda il suo chitarrista, vagamente corrucciato.
- Ti amo?
- Non funziona… - sospira il croato.
- Ti amo senza punto di domanda?
- Non volevi la frutta?
- Uh… si. Mi hai preso i mandarini?- gli urla il batterista, dirigendosi in cucina.
- Sii… Sono nel frigo… - risponde con tono rassegnato il chitarrista. – Ma che ho fatto di male per meritare una condanna del genere?
Il sospiro teatrale e la mano a coprire gli occhi lo fanno somigliare a uno degli idoli di Shakespeare, ma la pena a cui effettivamente deve essere sottoposto ci spinge ad essere solidali con lui. Potessimo allungargli un tenero *pat pat* sulla spalla per consolarlo lo faremmo, ma siccome in questa vicenda siamo solo pallidi osservatori, continuiamo ad osservarlo da lontano e soffriamo in silenzio insieme a lui.
- Buogno il manahino....
Tomo si gira verso il compagno, che ritorna dalla cucina con le braccia cariche di almeno una dozzina di mandarini e la bocca piena.
- Non vorrai mica sbucciarli sul… - una ruga perfettamente orizzontale gli si disegna sulla fronte, correndo da una tempia all’altra.
Tomo però non ha la lingua abbastanza svelta quando dovrebbe davvero farla andare, e Shannon ha già fatto in tempo a sbucciare il secondo mandarino, infilandoselo in bocca tutto intero, per poi gettare la buccia sul pavimento.
- Shul?
Con una sonora manta sulla fronte, il croato decide di lasciar perdere. Sente un piccolo crack all’interno del suo petto. Forse la sua anima si sta spezzando per il dolore. O molto più probabilmente le coronarie cominciano a saltargli. Cercare di insegnare un minimo di educazione a Shannon Leto sarebbe come combattere contro i mulini a vento e pretendere di vincere per colpo basso da parte del nemico.
- Tanto la stazza è all’incirca la stessa…
- Eh? Hai detto qualcosa?
- No, Shan.. non preoccuparti… - il croato scuote disperato la testa. Da gorgeous croatian a desperate croatian housewife il passo è più breve del previsto.
Nel frattempo, l’americano ha trovato un altro motivo di apprensione che richiede necessariamente tutta la sua attenzione. Sta infatti osservando un mandarino da tutte le angolazioni possibili, rigirandoselo tra le dita. Nelle sue mani ha all’incirca le stesse dimensioni di un chicco d’uva tra le dita di un gigante.
- Ma… se di questo provassi a fare un involtino e a infilarlo nel microwave... che salterebbe fuori?
*STONK*
- Tomo? Che ci fai sul pavimento?
- Conto le piastrelle…
- Beh mi sembra una cosa un po’ inutile, ci avranno già pensato i piastrellisti a loro tempo no? Ma se a te fa piacere…
- E’ il mio nuovo hobby.
- Ah. Ok. - e si stringe nelle spalle, riportando la sua attenzione sul mandarino e su come trasformarlo in un involtino. Quando si tratta di cibo, l’attenzione di Shannon non può facilmente essere distratta da altro. E nel caso si verifichi una simile eventualità, il nuovo problema viene rapidamente eliminato a favore del primo.
La trasformazione del mandarino in involtino, però, risulta essere troppo difficile da concepire per l’americano, perché dopo qualche secondo, rinunciando a tutti i suoi alchemici propositi, sbuccia il mandarino e se lo infila in bocca, senza più pensarci. Meglio un uovo oggi… e se possibile pure domani. Magari il tutto accompagnato anche dalla gallina e forse da un paio di bei polletti.
- Tomo... facciamo un giro…
- CERTO!
Ovviamente, uscire per Tomo sarebbe un piacevole diversivo. Già immagina una romantica passeggiata nel freddo della notte invernale, mano nella mano, senza troppe preoccupazioni perché non c’è nessuno in giro, magari entrambi un po’ alticci…
- Allora? Che aspetti? – chiede l’americano osservandolo dal basso verso l’alto, di nuovo sprofondato nel divano, con un piccolo cumulo di bucce arancioni a terra di fianco ai suoi piedi. Continua a sbucciare mandarini e a mangiarseli interi, tirandoli verso l’alto e afferrandoli al volo con la bocca, come farebbe un qualunque essere umano con le noccioline.
- Ti porto dove vuoi… dove preferisci andare?
- Andare? – lo guarda inarcando un sopracciglio.
- Non hai detto che vuoi fare un giro?
- Io intendevo un giro di zapping… ehi! E ora che fai?
Tomo si alza, rosso per la rabbia, sbatte i piedi a terra, per la frustrazione digrigna i denti e stringe i pugni, poi gira sui tacchi e se ne va, lasciandosi dietro un velo di bestemmie in croato.
- Me ne vado, stupido caprone! Io pensavo avessi voglia di uscire, ma invece…!
- Oh! Vuoi uscire? Beh… bastava dirlo… - si alza, afferra al volo la fedele giacca di jeans che lo accompagna ormai da diversi inverni, ed è pronto per venire accolto dal mondo esterno.
Tomo è seriamente tentato di dare qualche sonora capocciata al muro, ma per una volta che può ottenere quello che vuole senza penare più di tanto… Decide quindi che una commozione cerebrale non è l’idea migliore che gli sia venuta nella serata e stabilisce di rinunciarvi rispettosamente.
- Allora? Dove preferisci andare? – chiede il croato con gli occhi lucidi di speranza. Magari tutta quella vitamina C gli ha attivato qualche sinapsi…
- Scelgo... un ristornate... o ancora meglio: un McDonald’s! Con taaanto caffè... – al solo nominare il caffè gli occhi gli si illuminano, facendo concorrenza all’enorme albero di natale alto due metri che Jared si è ostinato a voler insediare nel mezzo del salotto.
- Niente di più romantico – sospira il croato, che torna a guardare il muro con un certo affetto. Nemmeno una testata? Una sola… di assestamento… giusto per gradire… in fin dei conti a Natale siamo tutti più buoni… e magari il muro si sente poco considerato.
- Vero? Lo so… a volte mi faccio paura da solo... sono così romantico che potrei filmarmi e spacciarmi per un film da blockbuster...
Prima di essere incolpato di omicidio volontario, Tomo decide di fare un altro tentativo. A Natale saremo pure tutti più buoni, ma il Natale passa, e la polizia decide di tornare ai suoi soliti modi: un cadavere squartato e fatto a pezzi torna quindi a essere omicidio volontario a sfondo passionale, e non legittima difesa contro la propria distruzione.
- Tesoro, ma… un localino... un pub... luci soffuse... un drink violentemente alcolico per poi finire uno sopra l'altro con l'odore di vodka e martini...?
- Beh... e se invece ci facciamo un paio di BigMac menu grandi, un paio di crocchette di pollo, una botte di caffè e finiamo lo stesso uno sopra l'altro? Toh... ci aggiungo un paio di mandarini... per l'odore, sai...
- Io vomito se finisco sotto di te dopo tutta quella roba!
- Ma non c'è problema! La mangio io! - afferma Shannon estasiato, con un sorriso a trentasei denti stampato in faccia. - Io se finisco sopra di te dopo uno spuntino del genere non vomito di certo!
- Ma, ehm... anche io vorrei... non so… mangiare qualcosa? – Cerca di protestare il croato, atterrito dalla capienza dello stomaco dell’altro.
- Oh… certo… - scuote la testa con fare comprensivo - Ma ci sono anche le insalate... devi rimanere bello magro lo sai! O il mio bro ti caccia...
- IO NON LA VOGLIO UN'INSALATA, SHAN! – ormai la sua pazienza è esaurita. - Voglio un cocktail con una fettina d'arancia e salatini e la tua bocca che sa di vodka…
- ....che palle... stasera non ti sta bene proprio niente… scusa, ma correggimi il caffè...
Con la faccia che ha in questo momento Tomo, potrebbe presentarsi come parente stretto del defunto a un funerale qualsiasi e risultare perfettamente credibile. - Non hai capito... se è solo per la vodka ti ci faccio la doccia! E’ per il tutto… la luce soffusa, la musica d’atmosfera, sentirti un po' annebbiato…
- Ma io voglio hamburger e patatine fritte...
Ormai rassegnato, Tomo lo osserva, combattendo con tutte le sue forze contro la voglia che ha di ucciderlo. – Senti… Facciamo così… io prima ti porto al McDonald’s, poi ci facciamo una bevuta e poi... chissà... – sorride, lascivo. Magari stavolta quei due neuroni riescono a cozzare tra loro e ricavare qualcosa di buono dall’urto…
Shannon lo guarda con occhi adoranti. - Doccia di vodka?
Di nuovo il croato assume una delicata sfumatura purpurea, che lo porta a produrre anche una serie di piccoli sbuffi di vapore che gli escono fischiettando allegramente dalle orecchie. Sta allungando le mani, molto probabilmente in direzione del collo dell’altro, e il batterista capisce che forse deve fare qualcosa…
- Ho… ho una controproposta...
Le mani di Tomo si fermano a mezz’aria, ma la sfumatura purpurea non accenna ad andarsene.
- Ehm… dunque… - Shannon cerca di riprendere il filo dei propri pensieri, cosa che si rivela quanto mai tragica, dal momento che per lui già è difficile farlo in condizioni normali – Allora… Mac, mangio e mi faccio un paio di caffè... poi ti porto a casa e... ti infilo nel mio letto, ti spoglio e ti scopo tutta la notte. Che ne dici?
- QUA LA MANO! – tuona Tomo. E’ quel che passa il convento, certo, ma almeno è una notte di sesso sfrenato, che di “monastico” non ha nulla.
Il batterista è piuttosto spiazzato da tanta velocità, ma accetta di buon grado e stringe la mano del compagno. – Ok. Affare fatto allora… però… ti facevo più romantico croato...
Tomo fa spallucce. - Dato che dall'altra parte trovo un muro...
Il viso di Shannon si stende in un sorriso radioso. - Beh... si... effettivamente ho muscoli solidi come la roccia...
Tomo scuote la testa, rassegnato. - Non capisci mai...
- Massì… tu mi hai detto che sono come un muro.... in effetti ho la stessa solidità nonché la stessa consistenza...
- Shannon, tu sei duro anche qui!!-  E gli bussa in testa con le nocche delle dita, esasperato.
- Beh... - ribatte l’americano un po’ stupito dal gesto dell’altro - Anche la tua di testa è dura... c'è il cervello dentro, che è molto delicato... e quindi le ossa che lo proteggono devono essere particolarmente resistenti...
Il chitarrista gli tira una potente manata sulla nuca. - Andiamo al McDonald’s và!
- Ahi! Ma che ho detto?! In any case... andiamo! Ho fame... e sai che quando ho fame il mio cervello pensa solo a una cosa...
- Involtini?
-Esattame…EWAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAANNNNNNNNNNNNNN! – la televisione è rimasta accesa e nel frattempo il film tanto atteso è iniziato - Si... gli… involtini…
- …. NON MI VA MICA BENE CHE SBAVI DIETRO AD UN ALTRO UOMO!!
- Ma.. ma... è EWAN! E poi ammiravo... come gli sta bene… la canotta… bianca...
- Allora Shannon stasera ti scordi la scopata! Vado a darlo a TIM!
- Co- come scusa?
- HAI CAPITO BENISSSIMO!! Tiri fuori la lingua per un altro ed io mi faccio ingroppare dal can.. hem.. da TIM!
- Ti vuoi scopare... IL CANE!? – E’ sinceramente allibito. - Meglio Ewan... sisi. - e annuisce convinto. – Andiamo? Ho fame...
- Ma io sono offeso con te!!!- risponde il croato, incrociando le braccia e girando la testa dall’altra parte.
Shannon gli si avvicina e lo bacia con passione mentre gli palpa il culo. – Andiamo? - gli sussurra a fior di labbra.
Tomo annuisce imbambolato. - Ah- ha...
- Bene... Guidi tu? Se no io ti ci porto in groppa...
- Guido io, guido io...
- Fantastico! Faccio un attimo un salto in cucina…
- Che devi prendere in cucina?
- Devo far rifornimento di caffè ovviamente! – guarda il chitarrista al limite dell’offeso - Che domande...
- Oh Shan! – Tomo è ormai sull’orlo di una crisi di pianto.
- Cosa? – chiede Shannon, guardandolo senza capire.
- Fai rifornimento di caffè... ma di baci di Tomo ti rifornisci mai? – il suo viso ha assunto la classica espressione numero sei di Jared: “il cucciolo indifeso”. Dopo anni di stretta convivenza col principesco cantante è riuscito a carpirne diversi segreti, tra i quali le pose aggraziate e maliziose degne delle pin-up degli anni cinquanta.
- Uh. Si. – Shannon ci deve pensare su un attimo. Si possono persino vedere gli ingranaggi in funzione. A volte ci si stupisce di come la sua fronte non diventi incandescente per il troppo lavoro. – Bacio. - e si gira sporgendo le labbra.
- NON COSIII!!! Io ne voglio uno da “Via col vento”…
- Nel senso che io te lo do, e tu poi voli via perchè rutto? - Lo guarda un po' confuso. Non sapeva che a Tomo piacessero cose del genere.
- Noooo!!!!!! – Si tira l’ennesima manata sulla fronte, su cui ormai sono ben visibili le sue impronte digitali. - Nel senso che ti avvicini, mi prendi, mi pieghi verso il basso e ti attacchi a ventosa!
- Uh! - si gratta la testa in perfetto scimmione style. - Bastava dirlo. - Si avvicina al compagno, gli passa le braccia dietro la schiena attirandolo verso di sè, lo piega verso il basso e lo osserva dritto negli occhi. - Tomo...
- Shaaan... - Trema di passione.
- Allora… posso baciarti...
Quest’uomo ha davvero la sensibilità di un rinoceronte, ma… prendere o lasciare. - Si…
- Ma... non so di vodka... e nemmeno di caffè...
Tomo nel frattempo gli sta morendo in braccio. - Shaaannooooon...
- Cosa? – lo guarda, con le labbra già protese.
- Mi baci, per favore?!?
- Uh, si.
- Grazie, eh... – ribatte seccato Tomo, poco prima di ottenere la tanto agognata dimostrazione d’amore.
- Va meglio?
- Ancora... – sussurra morbidamente il croato, con un tono che potrebbe sciogliere un ghiacciaio, ma che, disgraziatamente, non ha lo stesso effetto su Shannon.
- Cosa.
- Come cosa. Un altro bacio... – Tomo vorrebbe quasi gridare, specie quando vede il batterista stringersi nelle spalle.
- Oh. Ok...
Senza saperlo Shannon sta rischiando la vita da un’ora abbondante, ma il tocco delicato e sapiente delle sue labbra, unito alla carezza dolce e morbida della sua lingua hanno il potere di far uscire dalla testa di Tomo ogni tipo di pensiero che non riguardi il suo compagno, quello che gli sta facendo o quello che gli potrebbe fare. Ormai travolto dagli istinti, si lascia andare, facendo scorrere le sue mani sulla schiena dell’americano e sperimenta come si sta a non ragionare con il cervello. O quanto meno, non con quello principale. – Dai, facciamolo sul tappeto prima di uscire-eh...
- Tomo! Trattieniti, per l’amore del cielo!!
Lo guarda, sinceramente allibito da una risposta del genere. Tutto si sarebbe aspettato da Shannon, tranne che rifiutasse una sana e rude scopata sul pavimento. - E fortuna che eri tu l'animale…
Il problema però sta nel fatto che, come previamente abbiamo detto, quando Shannon ha fame ci sono poche cose che abbiano la capacità di distrarlo. Tutto il suo corpo e tutti i suoi – due – neuroni sono tesi nello sforzo di cercare del cibo, commestibile e possibilmente trasformabile in involtino, oppure surgelato ma nutriente, da infilare nello stomaco che invia costanti messaggi, spesso molto poco subliminali, in direzio…
*BLEEEEEEEEURPPPPP*
...ne del proprietario, appunto. Il suo stomaco, infatti, è un’entità ultraterrena dotata di vita propria, con il dono della parola e del comando, a cui manca solo un nome, ma alla quale è stato al momento appioppato quello di “Giona” in via provvisoria. Giona, infatti, è il ragazzino cui è stato dedicato persino un film, tale “Giona che visse nella Balena”. In questo caso, vogliamo sottolineare la balena, non il bambino.
Di fronte a tutto ciò Tomo rischia l’infarto, ma si limita ad accasciarsi elegantemente al suolo, mentre Shannon osserva il suo stomaco.
- Beh... in quanto ad animale... direi che ci siamo… non credi Tomo?
Il croato però continua a rimanere svenuto al suolo, in uno stato molto prossimo al coma neurovegetativo.
Shannon osserva ancora per qualche istante il suo stomaco, che nel frattempo si è messo quasi a parlare a suon di borbottii, e decide che è ora di farci due chiacchiere. – Come dici? Hai fame? Hai voglia di BigMac? Si… lo so… ma non so come fare per portartici… lo sai che la famiglia ha investito sul bro e io sono senza patente… si, lo so… hai ragione… sono un caprone ed effettivamente ora che i soldi li ho potrei anche prenderla la patente, ma… è comodo ricattare il bro e farmi scarrozzare da lui… lo so… si… lo… Ok, ok, ho capito... hai fame… ora ti cerco qualcosa da mangiare... ma certo! E dove se non in cucina? Mica ho il teletrasporto incorporato nelle chiappe io…
Tomo nel frattempo si sta avvicinando a uno stato di morte apparente, e Shannon si limita ad osservarlo riverso sul pavimento - ...Tomo? – lo chiama, cercando di smuoverlo appena con la punta del piede, ma senza ricavarne grossi risultati.
- Tomo bello? - Ma Tomo bello al momento sembra essere ben più preso da altre occupazioni, e non accenna minimamente a muoversi.
- Boh... – sospira l’americano, stringendosi nuovamente nelle spalle.
A volte il suo compagno si addormenta così, in mezzo al nulla, lasciandolo con lo sgradevole e penoso compito di dover pensare a se stesso, cosa che gli risulta facile se si tratta di soddisfare gli unici due bisogni della sua vita: cibo e sesso. Dal momento che gli è stato vietato di farlo sia con donne che con altri uomini che non siano Tomo, quando il croato è in queste condizioni Shannon si trova spiazzato. Resta però il cibo. Su quello non gli sono stati imposti divieti di nessun genere… o meglio: il bro un tentativo l’ha pure fatto, ma visti i risultati, e visto che incorreva nella possibilità di essere catapultato in Africa in seguito a un rutto del fratello, ha ben pensato di desistere…
Si sa che troppo pensare fa venire fame, e lo stomaco del batterista, già sottoposto a dure fatiche - per lui rimanere più di due ore senza cibo e senza caffè è davvero una prova di sopravvivenza - ricomincia a dare abbondanti segni della propria esistenza, che fanno registrare scosse telluriche del 7° grado Richter negli osservatori sismici piazzati in un raggio di 100 kilometri.
- Ho capito, ho capito… - borbotta il batterista, afferrandosi l’addome con entrambe le mani. Si dirige rapido in cucina, dove comincia ad aprire i pensili a casaccio.
Sul pavimento, Tomo inizia a diventare freddo, ma sembrano accorgersene solo i batuffoli di polvere sotto ai termosifoni.
- Allora… pane... beh… può sempre tornare utile per qualcosa di involtinoso... prosciutto... buono! maionese... si ci sta... formaggio... ancora meglio! frutta... non mi farà male…
Tomo nel frattempo affonda nel pavimento come in una tomba. Un coro angelico in sottofondo comincia ad intonare l’ “Ave Maria” di Schubert. Finito il canone a più voci, attacca con “O Fortuna”. Prosegue quindi con una serie di gospel.
Shannon, nel frattempo, prende il pane, ci mette sopra prosciutto, maionese, ketchup, senape, cipolle fritte, formaggio, acciughe, un paio di capperi, una fetta di pizza recuperata non si sa bene dove - e in che condizioni- , carne secca, ancora maionese, pomodori, insalata, bacon… e finalmente richiude il tutto, infilandolo in microonde per 2 minuti a 500 gradi.
- Tomo... vuoi favorire?
Il tappeto nel frattempo sta risucchiando il chitarrista, ma Shannon non si accorge di nulla, troppo distratto dal ben di Dio che stringe tra le mani come un tesoro prezioso. Nonostante la scena degna del film “Poltergeist”, continua imperterrito ad addentare con enorme piacere la sua ultima creazione involtinesca.
- Thohho? - si infila il panino in bocca in tre rapidi, mostruosi morsi.
La canzoncina del film “Ghost”, “Unchained Melody”, si diffonde nell’aria, mentre al coro angelico si aggregano il Coro Gospel della vicina Chiesa Metodista di Nostra Signora delle Grazie e lo spirito resuscitato di Ray Charles.
- Tomo? - Si pulisce rapidamente la bocca, soffocando un rutto nel palmo della mano. – Andiamo?
Tomo scompare completamente nel pavimento. Per evitare che finisca nello scarico delle fogne e non sia più reperibile per scarrozzarlo in giro quando il bro non c’è, Shannon allunga una delle sue proverbiali mani-a-badile e lo rimette in piedi, spolverandogli i vestiti con un gesto leggero.
- Eh? Allora?
Finalmente Tomo sembra riprendersi, molto probabilmente anche per merito del fatto che Shannon lo sta scuotendo esattamente come si potrebbe scuotere un albero di mele per far cadere i frutti maturi. Dalla sua espressione però, si intuisce che è vagamente deluso. L’esperienza quasi ultraterrena non è stata delle più piacevoli.
- Cosa?
- Ecco… Io… pensavo che mi sarei risvegliato con un bacio… d'amore...
- Si si... andiamo?
- NO.
Shannon osserva stupito il suo chitarrista. – No? Come sarebbe a dire? Tu mi hai promesso un Big Mac!
- E tu mi hai promesso una notte di sesso!
- Si ma dopo…
- IO. LA. VOGLIO. ADESSOOOOOO!!!!
- Ma… Tomo… non è che a comando…
- SUBITO!!!!!!
Shannon osserva disperato il cavallo dei suoi pantaloni, che non sembra voler accennare alla minima reazione.
- Dai… su… ti prego… svegliati… o le prendo… abbi pietà di me… - ma nonostante il discorso supplichevole e le numerose bottarelle date al suo indirizzo, niente sembra voler smuovere il Piccolo Shannon, che continua placidamente a dormire nei boxer della Fiorentina, ricordo di una data italiana.
Tomo, notando che il suo compagno ha la reattività di una graticola per bistecche, decide di intervenire con metodi più casalinghi. Si avvicina felino, gli slaccia rapidamente la cintura e i pantaloni, gli posa una mano sul fianco per attirarlo verso di sé, mentre gli infila l’altra mano nei boxer, accarezzandolo.
Un sussulto del piccolo Shannon fa capire a Tomo che forse c’è ancora una speranza per salvare la serata ed evitare che lui esploda, o venga incriminato per omicidio, o entrambe le cose. Continua la sua carezza, sorridendo, mentre Shannon si lascia andare contro di lui, socchiude gli occhi e si abbandona a qualche gemito roco di piacere.
- Oh… Tomo…
- Si… Shannon…?
- Mi… mi piace…
- Lo so…
La mano di Tomo si chiude ad anello, avvolgendo il piccolo Shannon dalla base fino alla punta, muovendosi con regolarità dall’alto in basso. Il chitarrista cerca le labbra del compagno, catturandole in un bacio passionale e carico di promesse.
- Voglio che mi scopi, Shan… qui… sul tappeto… fammi urlare, animale… prendimi…
- Oh Tomo… si… siii…
- Voglio sentirti venire dentro di me… voglio che urli il mio nome…
- Tomo…
- Voglio gridare di piacere e aggrapparmi alle tue spalle mentre vengo…
- To- oh…
- Voglio…
*BLEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEUUUUURPPPPPPPPPPPPPPPPPPPP*
La potenza di quest’ultima scossa tellurica ha la capacità di sbattere Tomo contro il muro, appiccicargli i capelli alla faccia in una pettinatura vagamente anni ’50 e incollargli tutti i vestiti al corpo. Qualche costola scricchiola, ma sembra reggere alla potenza dell’urto.
Shannon si porta le mani allo stomaco, guardandolo con occhi spalancati quasi al limite del terrore, poi cerca Tomo con lo sguardo, il quale si sta staccando dal muro con l’aiuto della paletta per togliere la cenere dal camino, e si sta ricomponendo. La sfumatura purpurea ormai è molto vicina a un delicato blu notte, e il fumo che gli esce dalle orecchie comincia a uscire anche da parti non meglio precisate del suo corpo.

Lo sguardo dell’americano fa avanti e indietro tra il suo stomaco e il suo chitarrista, indeciso su chi debba temere maggiormente in quel momento.
Gli occhi di Tomo, ormai ridotti a due fessure scintillanti, si rivolgono a Shannon: sta cercando di incenerirlo usando solo la forza del pensiero, ma la cosa non sembra sortire grossi effetti sulla scorza coriacea dell’americano, temprato da anni di temperature estreme.
I due uomini si fissano per qualche momento in silenzio e il batterista ritiene sia meglio intervenire, magari con una battuta di spirito per cercare di salvare il salvabile.
- Ehm… sai com’è… non ho pranzato…
- AAAAAAAAAAAAAAAAAAARRRRRRRRRRGGGGGGGHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!
E urlando come tutta la band dei Kiss messa insieme, unita a Jared quando scopre di aver finito il balsamo, si dirige in cucina, lasciandosi dietro una scia di vapore. Ne riemerge poco dopo attaccato a una bottiglia di Ginger, per  poi muoversi verso il salotto, dove alla tv rimasta accesa  Ewan McGregor sta cantando a squarciagola “Roxanne, you don’t have tu put on that red light… walk the streets for money…” e comincia a riflettere seriamente sulla possibilità di fare altrettanto.
Shannon, invece, si dirige mesto verso la cucina. Si sente un po’ in colpa, e gli è pure passata la fame. Per questo divora solo tre confezioni di pizzette All Americans ancora surgelate, due braciole di maiale avanzate dalla cena, un ananas compresa scorza e ciuffetto di foglie, un intero barattolo di cetriolini sottaceto, una confezione da sei hamburger ed innaffia il tutto con due litri di Coca cola.

Si rialza, accompagnando il rutto rituale con una poderosa grattata di chiappe, e si dirige verso il salotto, dove Tomo è sprofondato nel divano, con i piedi sul pouff e la bottiglia in mano, stretta come solo Jack Sparrow prima d’ora era riuscito a fare.
Cerca di posargli un braccio sulle spalle, ma desiste non appena vede le scintille partire dagli occhi del compagno, e si ritira mesto nel suo angolo, riaccomodandosi nella conca che ha creato dopo anni di svaccamenti sul divano. Homer Simpson insegna.

***

La nostra giovane coppietta ha passato una strana e poco movimentata serata in casa. La cosa più esaltante di tutte si è rivelata essere la proiezione del film “Moulin Rouge”, di cui hanno visto si e no un paio di scene oltre al finale, con quello stinco di agnello (rendiamo grazie alla mamma) che è Ewan McGregor. Il problema ora sta tutto nel: come facciamo ad arrivare a domattina senza sbranarci a vicenda e senza frantumarci le noccioline per la noia, visto che ormai il sonno è passato?
- Partita a carte, Tomo? – propone il batterista, passandogli la bottiglia di Ginger.
- Con te? – risponde alzando un sopracciglio il chitarrista, afferrando la bottiglia. - Vorrai scherzare… se voglio vederti nudo non mi metto di certo a giocare a strip poker…
***
Comments 
30th-Apr-2008 08:35 am (UTC)
Alla faccia della caricatura! Carina però... In alcuni punti mi sono letteralmente ribaltata dal ridere^^
Povero Tomo, che fatica stare con un animale...
3rd-Jun-2008 08:41 pm (UTC)
Elewhin!!!
L'hai letta!!!!! *me commossa*
Mi fa piacere che ti sia piaciuta!!!
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